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Troppe frodi nell’olio extra vergine spagnolo: il 25% dei campioni non è in regola. Anche l’Italia è coinvolta dato che importa grossissimi quantitativi . . .

ottobre 27th, 2013Lo sapevi che...0 Comments »

154277307L’olio spagnolo rappresenta il 30% della quantità venduta in Italia. Per questo non lascia indifferenti la notizia che una serie di controlli realizzati nel paese iberico abbia evidenziato il 24% di irregolarità tra 770 campioni totali di olio ispezionati. Juan Ramon Izquierdo del Laboratorio Arbitral Agroalimentario (Ministerio de Agricultura, Alimentación y Medio Ambiente) ha presentato i dati raccolti in occasione del Workshop Olive Oil Authentication che si è tenuto a Madrid lo scorso giugno.

Di questi 770 campioni, 351 sono quelli di olio extra vergine di oliva, 85 dei quali hanno evidenziato una o più irregolarità. Nel 54% dei casi i problemi riguardano la qualità e la purezza visto che: «la qualità non corrisponde alla categoria indicata in etichetta – spiega Alberto Grimelli, agronomo, tecnico olivicolo-oleario e direttore di Teatro Naturale – dall’esame organolettico emergono tracce di muffa, morchia oppure riscaldo. In altre parole non è più extra vergine». Il 30% delle irregolarità riguarda diciture sulle etichette non supportate da documentazione adeguata come ad esempio «estrazione a freddo», oltre alla mancanza di indicazione corrette sulla provenienza dell’olio.

Di particolare importanza sono le violazioni relative alla qualità, come la produzione di olio di qualità inferiore ottenuto dalla miscelazione con quello di semi, oppure sottoposto deodorazione (un processo di riscaldamento per eliminare cattivi odori dovuti allo stoccaggio non ottimale delle olive). «Si tratta della contraffazione più difficile da individuare – spiega Grimelli – a causa dell’assenza di metodi analitici sufficienti. L’unica analisi riconosciuta è quella della ricerca degli alchil esteri ma l’Europa ha aumentato fino a 75 mg/Kg il limite permesso, mentre un olio di qualità ne dovrebbe contenere 10-15 mg/kg fino a un massimo di 30 mg/kg. Per fortuna è in corso una revisione dei parametri».

Le irregolarità sono sottostimate, poiché gli oli deodorati possono sfuggire facilmente ai controlli.
Le irregolarità sono quindi in realtà sottostimate, poiché gli oli deodorati possono sfuggire facilmente ai controlli. Come se non bastasse le autorità spagnole hanno analizzato una quantità di campioni pari a una ispezione ogni 2000 tonnellate di olio, mentre in Italia se ne realizzano il doppio. «I regolamenti europei lasciano a ogni stato membro la scelta del piano dei controlli e il numero. Quindi ciò che viene controllato, le regole da rispettare, i parametri da non trasgredire sono comuni, mentre esiste una variabilità nel numero e nella frequenza affidata a ogni singolo paese». In Italia si fanno più controlli ma sono affidati a molteplici enti che fanno capo a diverse strutture: i NAS rispondono al Ministero della Salute, il Corpo Forestale e la Repressione Frodi al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e questa situazione rende difficile ottenere dati precisi per poter fare un confronto.

Grimelli assicura che il numero di irregolarità registrate in Italia è inferiore rispetto a quello spagnolo. Il dato spagnolo è importante perché l’Italia produce 500 mila tonnellate di olio e ne importa 300 mila dalla Spagna e altrettante complessivamente da Grecia, Tunisia e Marocco. Il consumo interno è pari a 600 mila tonnellate mentre la restante quota di 500 mila viene esportata. L’olio importato supera quindi quello prodotto internamente, arrivando al 53% del totale. Come mai le nostre ispezioni danno esiti migliori? Può dipendere dalla frequenza nei controlli, dalla migliore qualità della percentuale prodotta in Italia, e dalla difficoltà di rintracciare gli oli deodorati con gli attuali mezzi.

Buona parte dell’olio prodotto in Italia viene miscelato con quello importato dagli altri paesi e poi destinato al consumo interno oppure venduto all’estero
L’altro aspetto da sapere è che buona parte dell’olio prodotto in Italia viene miscelato con quello importato dagli altri paesi e poi destinato al consumo interno oppure venduto all’estero. La norma prevede infatti l’obbligo di dichiarare in etichetta che il prodotto proviene da un Paese della Comunità Europea. Questo significa che ciò che viene confezionato e commercializzato in Italia può essere stato prodotto in un altro Stato e poi miscelato con quello prodotto in Italia o addirittura provenire totalmente dalla Spagna o da uno dei Paesi dai quali importiamo. L’olio di qualità elevata, che sia anche italiano, potrebbe quindi non essere presente sulle nostre tavole così spesso come crediamo – a causa della miscelazione con oli importati, delle irregolarità difficili da individuare e di una legge ancora troppo permissiva.

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